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Autodeterminazione dei popoli
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Il mwbgprincipio di autodeterminazione dei popoli sancisce l'obbligo, in capo alla mwbwcomunità degli stati, a consentire che un popolo sottoposto a dominazione straniera (mwcacolonizzazione o mwcqoccupazione straniera con la forza), o facente parte di uno stato che pratica l'mwcgapartheid, possa determinare il proprio destino in uno dei seguenti modi: ottenere l'indipendenza, associarsi o integrarsi a un altro stato già in essere, o, comunque, a poter scegliere autonomamente il proprio mwcwregime politicocite-ref-c-focarelli-28-1-0[1] (cosiddetta: «autodeterminazione interna»).

Contents

Note

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Nel diritto internazionale

Il principio, nell'ambito del mwewdiritto internazionale, esplica i suoi effetti solo sui rapporti tra gli stati e non sancisce alcun diritto all'autodeterminazione in capo a un popolo: quest'ultimo, infatti, non è titolare di un diritto ad autodeterminare il proprio destino ma è solo il materiale beneficiario di tale principio di mwfadiritto internazionale, i cui effetti, invece, si ripercuotono solo sui rapporti tra stati: questi, se ne ricorrono le anzidette condizioni, sono tenuti ad acconsentire all'autodeterminazionecite-ref-c-focarelli-29-2-0[2].

Il principio non è applicabile ai paesi sottoposti a occupazione straniera prima della fine della mwggseconda guerra mondiale (irretroattività), a meno che non si tratti di mwgwpaesi colonialicite-ref-c-focarelli-28-1-1[1].

Tale principio costituisce una mwiqnorma di mwigdiritto internazionale generale, cioè una norma che produce effetti giuridici (diritti e obblighi) per tutta la Comunità degli Stati. Inoltre, questo principio è anche una norma di mwiwmwjaius cogens, cioè diritto inderogabile, un principio supremo e irrinunciabile del diritto internazionale, per cui non può essere derogato mediante mwjqconvenzione internazionale. Come tutto il diritto internazionale, il principio di autodeterminazione viene ratificato da leggi interne: per esempio, in Italia, vi è la L. n. 881/1977; nell'ordinamento italiano il principio vale come legge dello Stato che prevale sul diritto interno (Cass. pen. 21-3-1975).

Non esiste, invece (inizi del XXI secolo), alcuna mwjwnorma consuetudinaria di mwkadiritto internazionale che sancisca obblighi per la comunità degli stati ad acconsentire alla cosiddetta «autodeterminazione interna», quale potrebbe essere il caso di una mwkqsecessione di una porzione di uno statocite-ref-c-focarelli-29-2-1[2] (salvo, forse, il caso prospettato dalla sentenza 20.8.1998 della mwlgCorte suprema del Canada sulle pretese di secessione della mwlwprovincia canadese del mwmaQuébec, in cui a un popolo sia impedita la partecipazione allo statocite-ref-c-focarelli-29-2-2[2]): in base allo stesso principio, non vi è alcuna norma consuetudinaria per imporre a uno stato l'adozione di un mwnqregime democratico, né esiste l'obbligo della mwngcomunità internazionale di proteggere governi affermatisi a seguito di libere elezioni. In generale sia in ambito italiano che in ambito internazionale il concetto di popolo non ha una unanime definizione, né quali popoli possano ambire all'autodeterminazione perché costituenti nazioni.

Prima applicazione pratica: il primo dopoguerra

Il principio di autodeterminazione fu solennemente enunciato da mwoqWoodrow Wilson in occasione del mwogTrattato di Versailles (mwow1919) e avrebbe dovuto fungere da linea guida per il tracciamento dei nuovi confini, ma in realtà fu applicato in modo discontinuo e arbitrario, contribuendo non poco alla graduale destabilizzazione e al definitivo sovvertimento dell'ordine di Versailles. Infatti a causa del mwpaTrattato di Saint-Germain fu proibito un referendum per decidere se l'area abitata da genti di etnia tedesca del defunto Impero austro-ungarico dovesse costituire uno stato indipendente o dovesse unirsi alla Germania.

In particolare il principio trovò applicazione in occasione della determinazione dei nuovi confini delle potenze della mwpgTriplice alleanza uscite sconfitte dalla mwpwprima guerra mondiale. Vennero così indetti dei mwqaplebisciti in mwqqAlta Slesia, mwqgPrussia Orientale, nello mwqwSchleswig, nella regione di mwraEupen-mwrqMalmedy, nella mwrgCarinzia meridionale e a mwrwSopron, con esiti spesso contestati e fonte di successive tensioni internazionali. Altri territori, come quasi tutta la mwsaPosnania e la mwsqPrussia Occidentale, il mwsgterritorio di Memel e l'mwswAlsazia-Lorena furono invece staccati dalla Germania senza interpellare le rispettive popolazioni, spesso maggioritariamente di mwtalingua tedesca. I mwtqSudeti passarono alla mwtgCecoslovacchia insieme alla maggioranza ungherese del sud della mwtwSlovacchia e il mwuaTirolo meridionale passò all'mwuqItalia pur essendo a maggioranza germanofona; come mwugFiume e parte della mwuwDalmazia non furono assegnate all'Italia.

Secondo dopoguerra

Il principio di autodeterminazione dei popoli si è sviluppato compiutamente a partire dalla seconda metà del mwvgNovecento, nel 1945, alla fine della mwvwseconda guerra mondiale. In particolare, è stata l'mwwaOrganizzazione delle Nazioni Unite (ONU) a promuoverne lo sviluppo all'interno della Comunità degli Stati.

La mwwgCarta delle Nazioni Unite, infatti, al Capitolo I (dedicato ai fini e principi dell'Organizzazione), articolo 1, paragrafo 2, individua come fine delle mwwwNazioni Unite:

"mwxgSviluppare tra le nazioni relazioni amichevoli fondate sul rispetto e sul principio dell'eguaglianza dei diritti e dell'auto-determinazione dei popoli..."

Tra le principali convenzioni internazionali che sono intervenute a sancire il diritto di autodeterminazione dei popoli vi è il mwyaPatto internazionale sui diritti civili e politici, stipulato nell'ambito dell'ONU nel 1966. L'Italia ha recepito questa convenzione con la legge n.881 del 1977.

Altro passo fondamentale è stata la "Dichiarazione relativa alle relazioni amichevoli ed alla cooperazione fra stati" del mwyg1970, in cui l'Assemblea generale delle Nazioni Unite, con la risoluzione 2625 (XXV), sancì il divieto di qualsiasi intervento lesivo del principio dell'uguaglianza dei diritti nella mwywcomunità internazionale: in tale ambito, la risoluzione dichiara che "la costituzione di uno Stato sovrano e indipendente, la libera associazione o l'integrazione con uno Stato indipendente, o l'acquisizione di qualsiasi altro status politico liberamente determinato da un popolo costituiscono modalità di attuazione del diritto all'autodeterminazione": ne deriva il divieto di ricorrere a qualsiasi misura coercitiva suscettibile di privare i popoli del loro diritto all'autodeterminazione.

Ancora più chiaramente si è espressa la "mwzqConferenza per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa" (mwzgCSCE) nell'mwzwAtto Finale di Helsinki del 1975, in cui si afferma il diritto per tutti i popoli di stabilire in piena libertà, quando e come lo desiderano, il loro regime politico senza ingerenza esterna e di perseguire come desiderano il loro mwaasviluppo economico, mwaqsociale e culturale.

Il contenuto del principio di autodeterminazione dei popoli consiste in obblighi per gli Stati della mwawComunità internazionale di non impedire o anche intralciare l'autodeterminazione dei popoli, intesa come libertà degli stessi di autodeterminare il proprio assetto costituzionale.

In particolare il principio è servito a favorire la mwbqdecolonizzazione, in quanto ha permesso ai mwbgPaesi in via di sviluppo di indire libere elezioni, darsi una mwbwcostituzione propria, scegliere la forma di mwcagoverno, senza subire pressioni dagli Stati più sviluppati.

Limiti applicativi

L'applicabilità del principio all'autodeterminazione incontra alcune limitazioni.

Nella prassi, si è in ogni caso escluso di assegnare al principio di autodeterminazione effetti retroattivi tali da consentire di rimettere in discussione situazioni territoriali definite a seguito dei più importanti eventi bellici del XX secolo, poiché metterebbero in discussione la certezza dei confini nazionali.

Ai sensi del diritto internazionale dei mwegdiritti umani, il soggetto titolare del diritto all'autodeterminazione è il popolo come soggetto distinto dallo stato. Tuttavia, in nessuna norma giuridica internazionale c'è la definizione di popolo.

La mwfaCorte suprema del Canada, valutando le rivendicazioni di indipendenza del mwfqQuébec rispetto al mwfgCanada, ha analizzato attentamente tale principio definendone i limiti: di esso sono autorizzati ad avvalersi ex mwfwcolonie, popoli soggetti a dominio militare straniero, e mwgagruppi sociali cui le autorità nazionali rifiutino un effettivo diritto allo sviluppo politico, mwgqeconomico, mwggsociale e culturale (Sentenza 385/1996).

Note

cite-note-c-focarelli-28-11. Carlo Focarelli, mwiwSchemi delle lezioni di diritto internazionale, Morlacchi Editore, 2003 ISBN 88-88778-31-4. (p. 28)
cite-note-c-focarelli-29-22. Carlo Focarelli, mwlaSchemi delle lezioni di diritto internazionale, Morlacchi Editore, 2003 ISBN 88-88778-31-4. (p. 29)

Voci correlate
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Collegamenti esterni

• citereftreccani-itAutodeterminazione dei popoli, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
• citerefdizionario-di-storiaautodeterminazione, principio di, in Dizionario di storia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010.
• citerefbritannica-com(EN) self-determination, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
• mwrgPatto dei diritti civili e politici (Testo in Italiano), su repubblica.org.
• mwsaNazioni Unite, su un.org.
• mwsgCorte penale internazionale, su icc-cpi.int.
• mwtaCorte internazionale di giustizia delle Nazioni Unite, su icj-cij.org. URL consultato il 29 aprile 2019 (archiviato dall'url originale il 14 giugno 2005).
• mwtgEuropean journal of International Law: rivista europea di diritto internazionale, in inglese. Anche questo sito include un elenco di link.
• mwuaRatifica ed esecuzione del Patto di New York (Legge 25 ottobre 1977 n. 881), su giustizia.it. URL consultato il 23 giugno 2007 (archiviato dall'url originale il 25 giugno 2007).
• citereftreccani-1Autodeterminazione dei popoli, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.